Bill Evans – Some Other Time: The lost session from the black forest

Trovare dischi di questa portata, in cui Bill è al massimo è una fortuna. Un disco meraviglioso in cui il pianista riesce ancora una volta a stupire l’ascoltatore per la sua estrema musicalità e per la precisione di un fraseggio che fa a dir poco paura.

Ho trascritto diversi soli di questo disco e devo dire che ogni volta è una meraviglia scoprire come ogni nota sia li al suo posto con una precisione che lascia senza parole. Il fraseggio è fluido e incisivo come sempre. Il supporto di Eddie Gomez è sempre solido, d’altronde la collaborazione con Bill è di lunga data: sa bene dove il pianista vuole andare a parare e sa sostenerlo al meglio permettendogli di esprimersi al meglio. Anche la figura di Jack De Johnette, sebbene sia una figura nuova nel trio di Bill Evans, regge bene il confronto con gli altri due musicisti sebbene, a mio avviso, rimane spesso un po’ timida.



Continue Reading

Italian Standards

È possibile che il corpo lasci il luogo in cui è stato creato ed è maturato, ma a quella terra il pensiero resterà sempre legato e ogni occasione sarà congeniale per tornare a sentirne la familiarità. Fosse solo l’ascolto di una parola nella lingua d’origine, fosse anche l’ascolto di una melodia che ha marcato di emotività uno scenario culturale, contribuendo alla costruzione di un’identità.

È allora che si palesa la coscienza di avere le radici, di essere radici che si sono allungate, allontanandosi dal terreno di coltura, ma che in quello stesso restano piantate.

Continue Reading